PISA – Torna, dopo una pausa di qualche anno, uno dei format culturali più originali nati dall’incontro tra due mondi solo in apparenza distanti: arte e calcio. Si intitola Invasione di campo ed è il progetto ideato nel 2021 da Aldo Dolcetti e Matteo Graniti, un calciatore diventato artista e un gallerista milanese di arte contemporanea, con l’obiettivo di mettere in dialogo linguaggi, gesti e immaginari diversi, ma accomunati dalla stessa tensione creativa. L’appuntamento è per martedì 23 giugno alle ore 18 presso l’Auditorium dell’Opera della Primaziale Pisana in Piazza Arcivescovado a Pisa.
Perché chi ha vissuto entrambi i mondi sa che il momento decisivo, in fondo, è lo stesso: quando l’ispirazione prende il sopravvento, che la mano impugni un pennello o che il piede calci un pallone, si smette di pensare e l’azione semplicemente accade. Sono quegli istanti in cui il lavoro accumulato negli anni si dissolve nel gesto e il risultato emerge da solo, preciso, necessario, quasi inevitabile. Un attimo di grazia che l’artista e il calciatore riconoscono entrambi, anche se nessuno dei due sa davvero spiegarlo fino in fondo.
Nelle prime due edizioni, nell’estate 2021 e nel 2022, Invasione di campo aveva coinvolto protagonisti di respiro internazionale come Gigi Buffon, Oscar Damiani, Igor Protti, Giuseppe Stampone, Adelisa Selimbasic e Francesco Bonami. Il format torna ora per una terza edizione che, grazie all’invito dell’associazione di promozione sociale “Insieme Sì” di Zambra e all’ospitalità dell’Opera della Primaziale Pisana, porta il confronto all’ombra della Torre.
Questa volta il gioco si fa ancora più diretto: saranno infatti gli stessi ideatori del progetto, Aldo Dolcetti e Matteo Graniti, a salire insieme sul palco per sfidarsi, raccontarsi e incarnare in prima persona i due universi che il format ha sempre voluto mettere in campo.
Aldo Dolcetti, nato a Salò nel 1966, è cresciuto nelle giovanili della Juventus ed è arrivato al Pisa Sporting Club nella stagione 1987-1988, vestendo la maglia nerazzurra per quattro anni e collezionando 118 presenze. Centrocampista di qualità, dopo una carriera tra Serie A e Serie B ha intrapreso il percorso da allenatore: prima come secondo di Cavasin alla Fiorentina e al Brescia, poi alla guida di Honvéd Budapest, Spal e Milan Primavera, fino all’esperienza nello staff di Massimiliano Allegri alla Juventus dal 2014.

Ma Dolcetti è anche artista. Il suo lavoro attraversa memorie, spazi e oggetti del calcio trasformandoli in materia pittorica e visiva. Nella serie Camere d’hotel, avviata nel 2019, racconta gli ambienti anonimi e intimi della vita del calciatore in trasferta: stanze tutte simili, televisori accesi su partite altrui, attese sospese prima della gara. Con Radici nel cassetto, realizzata tra il 2021 e il 2022, recupera fotografie d’archivio di squadre giovanili, attraversandole con segni pittorici che cancellano, fanno emergere e interrogano la memoria. In Pallarte, presentata nel 2024 nella mostra Vietato giocare a Pietrasanta, porta invece il gesto pittorico direttamente sul pallone, trasformando lo strumento del gioco in oggetto d’arte.
Accanto a lui ci sarà Matteo Graniti, gallerista e curatore d’arte contemporanea, attivo tra Milano e le principali piazze italiane e internazionali. Co-fondatore e direttore di IPERCUBO a Milano e co-direttore delle Residenze Lievito presso La Cap-Rehub di Sinalunga, Graniti ha curato il Lucca Center of Contemporary Art nel 2020-2021 e il Teatro del Silenzio nel 2019, collaborando con istituzioni italiane e straniere tra cui l’Università per Stranieri di Siena e il Museo di Antropologia del Principato di Monaco.
Con Dolcetti ha dato vita a Invasione di campo come laboratorio aperto di idee, fondato sulla convinzione che i confini tra discipline siano molto più permeabili di quanto spesso si immagini.
A dialogare con loro ci saranno due ospiti: Gianni Lucchesi, artista pisano e tifoso appassionato, e Nicola Calzaretta, giornalista e scrittore del mondo del calcio. Un incontro pensato per raccontare il calcio come gesto creativo e l’arte come campo di gioco, in un continuo scambio tra memoria, talento, disciplina e intuizione.




















