Il sindacato ringrazia gli agenti intervenuti e chiede più personale, strumenti adeguati e accertamenti sull’utilizzo dei cellulari in carcere.
PISA – Quindici trasferimenti disposti dopo la rivolta al carcere Don Bosco, rientrata senza feriti tra agenti e detenuti. È quanto riferisce l’USPP, che ricostruisce l’intervento della Polizia penitenziaria e sollecita misure per prevenire nuove emergenze, ad affermarlo la USPP, Segreteria Regionale.
La protesta, scoppiata nella serata del 30 settembre, ha coinvolto alcuni detenuti che hanno occupato e presidiato gli ambienti del secondo reparto giudiziario. Secondo il sindacato, intorno alle 19 la direzione dell’istituto ha attivato il POR; successivamente il Provveditorato ha disposto l’intervento delle specialità GIO e GIR, dei mediatori e dei negoziatori.
L’USPP riferisce che l’operazione ha consentito di riportare la situazione sotto controllo senza ulteriori criticità e senza conseguenze fisiche per il personale e le persone recluse.
Al termine dell’intervento, quattro detenuti indicati come promotori della rivolta sono stati trasferiti in altri istituti della Toscana, in attesa di una successiva destinazione fuori regione. Altri cinque, ritenuti fiancheggiatori, sono stati trasferiti il 1° ottobre, mentre per ulteriori sei il trasferimento è previsto nella giornata del 2 ottobre.
Secondo le prime ricostruzioni richiamate dal sindacato, la protesta sarebbe nata anche dal presunto ritrovamento di dispositivi di intercettazione nelle celle e sarebbe stata trasmessa all’esterno attraverso una diretta social. Gli accertamenti dovranno chiarire la dinamica dei fatti e la natura degli eventuali dispositivi rinvenuti.
«Quanto accaduto a Pisa dimostra ancora una volta che la Polizia penitenziaria non può essere lasciata sola a gestire situazioni di questo livello. È fondamentale poter contare su personale adeguato, strumenti idonei e procedure operative chiare e tempestive», afferma l’USPP.
Il sindacato richiama inoltre il problema dell’introduzione e dell’utilizzo illecito dei telefoni cellulari negli istituti, definendo la possibilità di trasmettere dirette dall’interno del carcere un’ulteriore criticità per la sicurezza. Chiede quindi chiarezza sulle responsabilità individuali e interventi concreti a sostegno del personale.
Last modified: Ottobre 2, 2026



















