Pisa SC

Poi arrivò il mattino e con il mattino un Angelo (generoso e folle)

PISA - Finalmente è ufficiale: D'Angelo torna al timone del Pisa. La nostra Chicca esterna così le sue emozioni nel quinto appuntamento della rubrica "Pallone di-pendente" il momento nerazzurro.

di Chicca e basta così

20 September 2022

Quando si chiede ad un qualsiasi tifoso quale stadio ritenga più affascinante, molto probabilmente - e comprensibilmente - la risposta sarà: “quello della squadra per la quale tifo”. Tuttavia, ammettiamolo, il complesso più attraente è il “Pier Luigi Penzo” di Venezia. Costruito sull’Isola di Sant’Elena, è il secondo stadio più antico d’Italia (il primo è il Ferraris di Genova) e sa ammaliare chiunque abbia l’occasione di entrarci.

Come tutta la città, lo stadio è nato e vive in stretto rapporto con l’acqua. È una specie di castello medievale protetto da un fossato. Con le tipiche insidie della partita da non sbagliare assolutamente, è proprio qui che sabato pomeriggio sono sbarcati, su vaporetti stracolmi, 600 tifosi neroblu - del resto “per quelli innamorati come noi” sono numeri normali – per assistere a Venezia-Pisa.

Con i tifosi a vegliare dall'alto ci siamo illusi che la squadra potesse uscire almeno con una prestazione degna. Invece il solito Pisa, ancora troppo brutto per essere vero. Perché la verità, in attesa di una crescita graduale tecnica, fisica, mentale, è che questo Pisa deve giocare brutto, sporco e cattivo. Se pensa di fare altro, rischia di essere solo brutto.

“La dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi, Venezia la vende ai turisti” canta il maestro Guccini. E appunto turisti non solo sono i giocatori del Venezia, quasi tutti stranieri, ma ahinoi sono stati anche i nostri. Incantati dalla laguna, imbambolati sul prato. Ed è così che ci ritroviamo ancora dentro una classifica horror. Più o meno annunciata, dato che quello che abbiamo visto nell'ultimo mese è stato un calvario per chi ama i colori nerazzurri.

Si spera di aver toccato definitivamente il fondo, con l’incubo che purtroppo c'è sempre il fondo del fondo. Ma anche con la speranza che dopo questa notte buia, arrivi finalmente mattina. E con la mattina il sole, la luce. I numeri, ora, sono impietosi. Sarà pure vero che non sempre nel calcio le cifre dicono la verità, ma in questo caso, invece, ce la sbattono in faccia e non ci si può aggrappare neppure a qualche attenuante. Inevitabile (direi finalmente!) che già durante il ritorno dalla Laguna, la società si sia messa a ragionare su una soluzione per uscire dal baratro: il cambio di allenatore.

“Proprio per questo Sancho c’è bisogno soprattutto di uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto”. Sì, ci vuole proprio un Don Chisciotte, che non abbia paura di mettersi in gioco in questa difficile situazione, che non rinunci a generosità e sogno. Oggi ci porterebbe fuori strada la querelle, che proprio non mi appassiona, tra allenatori “giochisti” – puah, che brutto termine! - e quelli che invece pensano solo al risultato. Come se poi per tutti, il risultato, non fosse l’unica stella polare da seguire. Anche perché, in questo sport così esasperato, le panchine saltano così rapidamente che certe volte gli allenatori, specie quelli convinti di divulgare il verbo, non arrivano nemmeno a completare la frase cult su “Il mio calcio” che già sono stati esonerati.

E, allora, in questa diatriba che verrebbe, quasi, di chiamare guerra di religione – calcistica – mi viene, semplicemente, di fare una domanda retorica: ma qual è il migliore allenatore? La mia risposta? L’allenatore più bravo è quello che riesce a mettere i suoi calciatori nella condizione di rendere al meglio. Significa coniugare il calcio in base al materiale umano che si ha a disposizione: significa ragionare senza dogmi, certamente con un’idea da seguire e perseguire ma senza voler a tutti i costi dimostrare di essere coerenti.

“Dice che era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare” quello su cui adesso si aggrappa la città. Adelante, cum juicio!

Pin It