Pisa SC

Luca D'Angelo, l'uomo prima del mister. Pisa si gode il ritorno del suo condottiero

PISA - E' bastato il ritorno di Luca D'Angelo per riaccendere l'entusiasmo del tifo nerazzurro, la posizione di classifica non è cambiata, il campionato è fermo per la sosta delle nazionali, i nerazzurri sono sempre ultimi a due punti, ma l'esonero di Maran e il conseguente ritorno del condottiero hanno già dato una scossa all'ambiente, hanno riportato la giusta serenità al campo di allenamento. Il bagno di folla di venerdì ne è una testimonianza. La nostra Chicca ha voluto dare il suo taglio, ha voluto descrivere a suo modo il momento nerazzurro dopo il ritorno del tecnico abruzzese. 

di Chicca e basta così 

24 September 2022

Un allenatore non è solo un uomo di campo: è una guida, un leader, l’emanazione diretta di quello che un club di calcio vuole essere e raccontare. Il mister è una figura carismatica, un personaggio romantico, che riassorbe le emozioni nel cinismo necessario, uno straordinario addensato caratteriale di qualità e difetti che fa sempre la differenza. Lui deve far diventare squadra un gruppo di singoli: giocatori ciascuno con il proprio specialissimo talento, costretti ad accettare il ruolo che l’allenatore decide di assegnare loro, una polifonia di nazionalità e culture, giovani uomini che spesso hanno lasciato studio, amicizie, amori, la vita normale per arrivare a fare il mestiere dei loro sogni e che improvvisamente si ritrovano, assolutamente impreparati, molto ricchi e famosi. Uno psicologo, uno stratega, un motivatore. Un attore protagonista condannato a interpretare il ruolo del vincente in ogni club, in ogni situazione, per non finire nella lunga lista delle promesse mancate. È inutile negarlo: è la figura più osservata, scrutinata, dibattuta, amata e odiata al tempo stesso, del mondo del calcio. E’ spesso polarizzante e divisivo, ancora di più in un’epoca in cui è sovraesposto, dove i risultati delle sue squadre sembrano dipendere da ogni minima mossa o scelta tattica.

Il suo stile fa parte della personalità e diventa fondamentale nell’eterna diatriba tra chi sceglie in panchina un outfit curato e chi invece si accontenta di dare indicazioni in tuta. Già la tuta, perché nel calcio - come nella vita purtroppo - ci concentriamo sulla forma e non sul contenuto. La tuta sottintende filosofia operaia, è probabilmente il capo d’abbigliamento meno elegante in circolazione, ed è, a modo suo, il dress code del mister dei sogni: Luca D’Angelo. Sì perchè a Pisa è (ben)tornato il tecnico abruzzese. Arrivato in modo incredibile e discusso all’interno dei vertici societari, del resto “Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull'età. Dopo l'estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità. Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità. Come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità”. Si ritrova a disporre di giocatori di buon livello, presi uno ad uno, ma messi insieme assomigliano a disertori che si ritrovano per caso sotto lo stesso tetto. Appaiono stanchi e sembrano non sapere nulla l’uno dell’altro, si guardano, non possono amarsi, vorrebbero conoscersi ma nessuno fa il passo decisivo verso l’altro. Si porta in dote ad una piazza vogliosa di riscatto quella grinta e convinzione mancate nel catastrofico avvio di stagione.

Nella conferenza stampa congiunta con i Direttori Chiellini e Corrado di presentazione alla città avrebbe potuto cantare “io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l’ieri” (come anche qui ricorda Francesco Guccini) invece alza il velo dell’onestà, mostrandoti un paesaggio chiaro, netto, dal profilo pulito. Ci sono strade e palazzi, qualche salita. Le vie sono deserte, non si vede nessuno all’orizzonte. D’Angelo semplicemente chiede se vuoi incamminarti con lui, non cerca l’impossibile, si muove dove può competere, in questo, concreto come un ragioniere. Non ti promette nulla, non sa predirti il futuro, nemmeno pronunciarsi in maniera sicura sull’obiettivo da raggiungere, sulla meta da conquistare. Nessuna trappola, solo la promessa di un viaggio al suo fianco. Lungo o breve che sia, è solo per quella umile prospettiva che decidi di seguirlo.

La sua forza è il silenzio, accompagnato da pochissime parole misurate, precise, sicure e passionali (“Il Pisa per me vale come il Real”).

Ehi Siri, per favore, cerca “classe”.

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