Cultura Pisa

"Parenti Serpenti", un pieno di applausi nella prima di prosa al Teatro Verdi con Lello Arena

PISA - "Buona la prima", è un termine abitualmente diffuso nel mondo dello spettacolo per definire il buon risultato di una pièce al debutto, così come per l'inaugurazione di un nuovo Cinema o Teatro, ma nel caso di "Parenti Serpenti", portata in scena sabato 6 novembre al Teatro Verdi di Pisa da Lello Arena e la sua compagnia, tale termine è addirittura riduttivo, visto l'enorme consenso ricevuto dal numeroso pubblico presente.

di Giovanni Manenti

07 November 2021

Perché "prima" è presto detto, non certo per lo spettacolo in sé, visto che la trasposizione teatrale della Commedia scritta da Carmine Amoroso - e che nel 1992 aveva altresì ispirato l'omonimo film per la regia di Mario Monicelli - è già stata portata in scena in oltre 250 occasioni, ma perché riapre la stagione 2021-22 di Prosa del Verdi ed ha altresì consentito di tornare ad una recitazione in totale presenza dopo ormai circa due anni di perdurare dell'emergenza sanitaria.

Ecco, quindi, che non poteva esserci occasione migliore per "ridare voce" al teatro con una commedia che ha coniugato momenti di comicità assoluta - meravigliosi i battibecchi fra i due anziani genitori Saverio (Lello Arena) e Trieste (una splendida Giorgia Trasselli) - che non hanno fatto altro che riportare sul palcoscenico quelle situazioni di vita vissuta che quotidianamente si verificano all'interno di ogni famiglia.

Ma, pur nella specificità dei ruoli sapientemente interpretati dai due citati attori, lo spettacolo sarebbe stato un po' troppo prolisso senza il contributo del gruppo di giovani componenti la compagnia - giusto citarli, in ordine alfabetico, Raffaele Ausiello, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Carla Ferraro, Luciano Giugliano ed Anna Rita Vivolo - ai quali il copione assegna la parte dei "serpenti", vale a dire dei quattro figli di Saverio e Trieste, assieme ad un genero ed una nuora, e che hanno portato in scena una strepitosa ventata di brio, caratterizzando alla perfezione i comportamenti e gli atteggiamenti che Amoroso aveva riservato ai figli - la nevrotoca Lina, l'impegnato Alessandro, il professore Alfredo (che poi si scoprirà essere omosessuale ...) e la sensibile e depressa Milena - nonché a Michele, marito di Lina ed a Gina, moglie di Alessandro.

Ottime le coreografie, disegnate da Roberto Crea e, lasciatemi dire, geniale l'idea del regista Luciano Melchionna nel coinvolgere il pubblico in alcune fasi dello spettacolo, visto che Andrea appare dalla platea e contemporaneamente ascolta i congiunti averlo scelto come colui che dovrà farsi carico di ospitare in casa sua gli anziani genitori - circostanza che lo porta a confessare di non essere single, come dagli stessi creduto, bensì di convivere da dieci anni con un altro uomo - per poi svolgersi proprio a ridosso degli spettatori una delle "scene madri" della commedia, vale a dire la scoperta del tradimento di Gina con il cognato Michele, con gli attori a rincorrersi in platea, così che il pubblico ha la chiara sensazione di trovarsi lui stesso parte attiva nella recitazione ... In conclusione, due ore che, come suole dirsi in questi casi, "ben valgono il prezzo del biglietto ...", per uno spettacolo che racconta con quella "leggerezza" che rappresenta il filo conduttore della Stagione di Prosa del Verdi, voluto dal Direttore Artistico Silvano Patacca, un tema peraltro molto attuale, ed in diversi casi anche drammatico, ovvero il rapporto fra genitori e figli sotto il profilo dell'ingratitudine allorché questi ultimi devono sacrificarsi per accudirli in età anziana, dimenticando che poi, lo diverranno anche loro.

E che il pubblico abbia gradito lo certificano i calorosi applausi riservati alla compagnia a fine recita, chiara testimonianza che il teatro è vivo e che ancora tante emozioni è in grado di riservare anche dopo una lunga pandemia. 

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