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ButiTeatro, la presentazione della stagione di prosa

BUTI - Autorevoli uomini di teatro affermano che il teatro è "il luogo dove si celebra il disordine del mondo"oppure che l'artista "non deve essere unanime, semplice,comprensibile, ha il dovere di complicare le cose, di essere scorretto" oppure che "il teatro è sempre in pericolo, e'un arte che non lascia tracce, non è mai merce ma esperienza". Questa nostra piccola rassegna ( in sintonia con questi pensieri) da più l'immagine di un laboratorio che quella di una stagione rivolta all'intrattenimento (a quello ci pensa la TV).

11 October 2021

Si può considerare laboratorio perché chiediamo ai nostri spettatori di farsi carico di alcuni esperimenti che questo strano anno ci induce a fare. Intanto con le prime due proposte (Dante e Amleto) lo vogliamo esploratore di un nuovo modo di fruizione,cioè lo immergiamo nel teatro completamente al buio, non ci saranno luci ne'scene ne' l'attore con i suoi costumi e la sua fascinazione, gli sarà tolta la vista, ogni illusione ottica; sola rimarrà la parola con tutte le sue risonanze e prismi, diventerà segno ,via , sentiero, logo. La vista inganna, l'udito rivela. Se l'udito è il senso che più ci avvicina all'interiorità, lo spettacolo diventerà anche una esperienza in qualche modo di natura mistica e il teatro sarà di nuovo sacro. Dice Frammartino, il regista de “Il buco” premiato a Venezia. Nel buio, tutti assieme, si è un po’ una carne sola”.

"Abbiamo invitato due artisti, Chiara Guidi il 16 ottobre, con questo spettacolo anche Buti vuole festeggiare i settencento anni di Dante, e Roberto Latini il 29 ottobre, che conoscono bene gli abissi e le vertigini della parola, a farsi carico di questo esperimento, perché capaci di dare profondità al nero e di rendere manifeste le immagini che il loro dire suscita. Dopo questa prova alla riscoperta dell’udito come senso, continua la sfida con la terza proposta, “Paesaggio” di Pinter, 5-6-7- novembre dove i due attori, quasi negandosi, danno le spalle al pubblico per buona parte dello spettacolo, invitando così lo spettatore nella loro stanza, come testimone delle loro solitudini, anche sognanti, ma rivelatrici di squarci impietosi di vita quotidiana. Si passa poi al lavoro di due giovani attori, “Usher” il 13 novembre, che davanti a un capolavoro del cinema muto e al racconto di E.A Poe, ci portano fra atmosfere allucinate e eventi che suscitano inquietudine, in un mondo malato, riuscendo a restituirci, con coraggio e fantasia, sia l’espressionismo del vecchio film che il gotico del racconto. Dopo di loro due attori che impersonano già il nuovo teatro, Frosini/Timpano, che con “Zibaldino africano” il 28 novembre, danno uno sguardo, disincantato e crudelmente lieve su quel lato oscuro del nostro bel paese, il colonialismo, con le sue bassezze e crudeltà che fanno parte del nostro rimosso storico. Ultimo è il lavoro su “Lear” il 3 Dicembre che Silvia Pasello conosce bene per averlo già incarnato in uno spettacolo di anni fa con la regia di Roberto Bacci: ora è l’occasione per incontrare un altro padre, il proprio, e nel confronto con Lear, dimenticare quella ruvidità e ritoccare con tenerezza e rimpianto momenti della propria vita come carezze perdute. Questa nostra rassegna, che fra l’altro su sei titoli ha tre prime nazionali, si propone come una forma di esperienza, se ci sarà la costanza di seguirla in tutte le tappe", afferma Dario Marconcini.

Sabato 16 ottobre ore 21,15 Teatro F. di Bartolo - Buti - Esercizi per voce e violoncello sulla Divina Commedia di Dante

INFERNO Canto III, Antinferno Canto VI, Cerchio III: Ciacco Canto VII, Cerchio IV e V: Pluto Canto XIII, Cerchio VII: Pier della Vigna Voce Chiara Guidi Violoncello Francesco Guerri Cura del suono Andrea Scardovi Cura Elena de Pascale Produzione Societas

Le parole di Dante suonano ancora prima di farsi capire. Non hanno bisogno del suono della voce né, tanto meno di un violoncello. Ogni suono che le accompagna è perdente, perché sui versi di Dante, non si possono scrivere partiture.

Eppure tra la voce e dante si crea, sempre, uno spazio. Lì, allora, abbiamo deciso di fare esercizio per mettere alla prova il violoncello e la voce umana. Per trasformarli. Uno dopo l’altro, i canti, li attraverseremo tutti e passo dopo passo saranno la nostra scuola. Ci Occorre tempo. Dal 2015 svolgiamo esercizi di composizione sulle parole di Dante e, per ogni canto delle tre cantiche, ricerchiamo ogni volta un’architettura che possa manifestare il passaggio di una presenza: un corpo sonoro in transito sulle parole della Divina Commedia. Gli esercizi hanno come scopo la composizione di una partitura che dia valore e celebri l’unione inestricabile di Voce e Violoncello. Lì, sul pentagramma, con disegni tracciamo il suono della laringe umana in stretta relazione con gli endecasillabi e con la notazione musicale del violoncello per dare vita a un’unica forma che, come una linea flessuosa non visibile, ci indichi la chiave di tutto. La scrittura compositiva diventa per noi lo schizzo di un asse generatore che attende, attraverso la nostra interpretazione, di dare forma a una forma che si forma. Tracciamo segni sul cammino di Dante e quei segni diventano il nostro cammino. Per ogni canto scegliamo la lunghezza delle pause, le riprese, le cesure, le emozioni dei tracolli e delle risalite guidati da un sentimento di immagine che, passo dopo passo, ci guida nella composizione finché, giunti al termine del canto, si ricomincia a camminare in un altro spazio.

Fino ad oggi abbiamo composto: dell’Inferno i Canti 1, 2, 3, 5, 6, 7, 12, 13, 17, 18, 26, 33, 34; del Purgatorio i canti 1, 2, 5, 15; del Paradiso il primo Canto. È un processo lento e costante. Nel tempo vogliamo attraversare l’intera opera. Info e prenotazioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure 0587/724548 tutti i giorni dalle 9-12

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